Origini Latine
Etimologicamente vi è una certa "querelle" sulla derivazione del nome Genzano, da "Fundus Gentianus" cioè un possedimento dei "Gentia", famiglia romana dei tempi dell'impero; oppure da "Cinthianum" Fanum Cinthianum, cioè un tempio consacrato alla Dea Cinthia o Diana. (Alle idi di agosto, convenivano al tempio di Diana da tutto il "Latium vetus" le genti latine per celebrare i riti religiosi e per rinnovare i sacri patti di alleanza della "Lega Aricina").
Il territorio di Genzano nell'antichità era sotto la giurisdizione di "Lanuvium" nella porzione orientale e di "Aricia" in quella occidentale.
Certamente, prima dei "Gentiani", il territorio fu frequentato da nuclei di popolazioni appartenenti alla Civiltà Laziale, soprattutto nel settore orientale (Poggi d'Oro, Monte Canino) ed in quello meridionale (Monte due Torri, Monte Giove).
Il tracciato della via Appia in età repubblicana diede impulso all'impianto di alcune grandi "villae rusticae" che però non diedero mai vita ad un raggruppamento civile tale da formare neppure un "vicus".
Di queste grandi ville non conosciamo il nome di tutti i loro possessori, ma attraverso gli avanzi spesso cospicui riusciamo a contarne oggi almeno quattro nella porzione dell'antico agro lanuvino e forse un'altra nel territorio ariccino.
Tra le più importanti sono da ricordarsi quella presso l'attuale cimitero di Genzano che restituì pavimenti, bolli laterizi, fistule plumbee.
Pochi sanno che nel cimitero stesso ancor oggi rimane sul luogo a testimonianza del passato, anche se trasformato ed adattato per il mutato stato delle cose, un cippo marmoreo di età romana con iscrizione funeraria.
Più a meridione della villa, presso Monte Canino, c'è quella di Monte Cagnoletto i cui resti sono in parte visibili ma che restituì, tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento, una enorme quantità di sculture, oggi in buona parte al British Museum.
Il Galieti che la scavò in parte, non lasciò purtroppo esaurienti relazioni, ma coloro che parteciparono ai lavori ricordano ancora tali capolavori.
In località La Villa Pozzobonelli si ergono maestosi, ancora oggi per parecchi metri, alcuni ruderi in laterizio che con le altre murature, documentano la presenza di un'altra grande villa che il Galieti e altri vollero attribuire all'imperatore Antonino Pio.
In questa villa abitarono anche il figlio adottivo Commodo e l'ultimo degli Antonini: l'imperatore Marc'Aurelio.
Per la sua importanza storica, recentemente di questa villa si è occupata la Sovrintendenza ai Beni Culturali con scavi e restauri. Sono previsti ulteriori interventi per portare alla luce l'intero complesso.
Tra le memorie archeologiche genzanesi, vanno ricordate numerose strutture funerarie, semidistrutte o rase al suolo, connesse con il tracciato della via Appia che taglia le più basse falde del Colle Pardo.
Ad oriente, presso il bivio per Lanuvio, la via Appia ancora è visibile con il suo basolato delimitato dalle crepidines (marciapiedi) e rimane ancora in posto, recentemente restaurata, la stele del XIX miglio.
I principali reperti archeologici restituiti dal territorio genzanese non sono costituiti solo dalla bella statua marmorea di una matrona romana rinvenuta in via Fratelli Colabona nel 1977, ma anche da quelli rinvenuti nel '700 e '800.
Questi reperti, (testa di statua in rosso antico, putto con oca e giovenca in marmo bigio), probabilmente provenivano da una delle ville romane poste ad occidente del lago nemorense.
Per concludere questa breve panoramica archeologica vanno ricordate alcune recenti scoperte come quella della cisterna messa in luce dai lavori dell'ospedale civile e la recentissima (1988) scoperta di un nucleo necropolare posto sia sul ciglio destro che sinistro del tracciato della via Appia Antica, una decina di metri ad oriente dell'imbocco di via Sardegna.
Forse qui, nel basso medioevo vennero seppelliti i membri di una piccola comunità di villici che erano rimasti ancora insediati nelle rovine del palazzo della "Villa" romana poco distante.
La povertà delle sepolture, quasi terragne, dernuncia inequivocabilmente il degrado e la miseria in cui si dibatteva l'uomo in questa epoca.
Ma a queste tenaci comunità contadine legate alla terra degli antichi "praedia" e "fundi" si deve, probabilmente, la nascita della moderna Genzano