Quest'anno
Presentazione
INFIORATA DI GENZANO 12-13-14 GIUGNO 2010
OMAGGIO A MICHELANGELO MERISI DETTO IL CARAVAGGIO
(1571-1610)
« Luci ed ombre, Santi e plebei: il Sacro scende tra il popolo»
Presentazione dell'evento
Susanna Rossi Esser (Direttrice Artistica Infiorata 2010)
«Entra la luce, con l'entrar del Sacro»
Nall'ambito delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte di Caravaggio, l'Infiorata di Genzano, giunta alla 232°edizione, celebra il grande artista lombardo scomparso prematuramente a soli 39 anni, per il quale Roma rappresentò il momento di massimo fulgore artistico e maturità espressiva.
Una pittura fortemente innovativa, che rompe prepotentemente con la tradizione manieristica del ‘500, elaborando, in stilèmi totalmente nuovi, l'antica arte classica e del Rinascimento.
Una rivoluzione pittorica che si espanderà nei cosiddetti Caravaggeschi, fin oltre la metà del ‘700, diffondendosi in Italia ed all'estero: un modo "ardito" e nel contempo pervaso di umiltà, nel raccontare per la prima volta i grandi temi sacri interpretati da contadini e popolani, in un gioco di bui e luci dirompenti che scompongono la visione naturalistica per farne "racconto di sentimenti".
L'impianto scenografico dell'Infiorata " Omaggio a Caravaggio"
E' indubbiamente difficile associare la pittura di Caravaggio alle leggiadre composizioni ed ai cromatismi dei tappeti floreali dell'Infiorata di Genzano. Ricordo di aver detto, all'inizio di questo lungo percorso, nei colloqui con i Maestri Infioratori, che dedicare un'Infiorata a Caravaggio era prima di tutto una sfida. Sfida nell'elaborazione di quei bui bituminosi nei quali affondano o si stemperano le scene caravaggesche: pochi colori, tante ombre, moltissimi riverberi di luce.
E poi il taglio narrativo scelto per raccontare in 12 Tappeti, tre Intermezzi e nelle cosiddette Scalette, un'avventura artistica di ineguagliabile intensità e prorompente pathos.
Più che mai necessario, a mio avviso, un impianto architettonico, un contenitore di forme e geometrie che legasse i cicli narrativi, creando, in una visione d'insieme, una sorta di Quadreria del ‘600, deposta curiosamente lungo una via che sale, un Museo all'aperto nel quale il visitatore potesse immergersi senza mai interrompere il racconto, dall'inizio di Via Livia, fino all'apice, sotto la Chiesa della Cima, dalla quale parte la processione che attraversa solennemente l'Infiorata nella Festività del Corpus Domini
Da questa esigenza di racconto unitario, sono nati i cinque cicli che emblematizzano l'opera di Caravaggio, fino all'omaggio ad un artista postcaravaggesco, Carlo Maratta (1625-1713) che seppur formatosi alla scuola dei Carracci, conserva ancora in molti impianti cromatici e nei volumi, la dirompente forza e intensità del maestro lombardo.
Nell'omaggio di Genzano a Caravaggio, anche la traccia di quella eco caravaggesca, a testimoniare quanto Michelangelo Merisi ha lasciato alla pittura, rendendo un ulteriore tributo ad un maestro della Scuola romana tra ‘600 e ‘700, il Maratta, che soggiornò a Genzano negli ultimi anni della sua vita, in quel Casino Maratta che ancora si affaccia sull'antica Via Livia e sulle mirabilia dell'effimera arte dei Maestri Infioratori di Genzano.
Un omaggio doveroso non solo a due capiscuola della pittura italiana, ma anche alla pittura in senso lato, alla bellezza e al miracolo che ogni anno si compie, da quel lontano 1778, di un' arte che si fonde in un'altra, fatta di fiori, essenze vegetali, semi e materie segrete, che paiono uscire dalle alchemiche cornucopie della Dea Flora.
I cinque cicli narrativi e le opere di Caravaggio e Maratta rappresentate nell'Infiorata 2010
«Le nature morte e i ritratti profani»
Un ciclo che caratterizza le opere giovanili di Caravaggio, influenzate ancora dalla frequentazione del pittore milanese Peterzano, detto il Veneziano e dalle scuole lombarde del Moretto e del Lotto. Dipinti improntati sulla minuziosa narrazione della natura e da una ritrattistica allegorica che ancora attinge al mito, con raffigurazioni cariche di simbolismi e messaggi criptici. Teribile e pietrificante l'urlo della Dea dai capelli di serpi, nella «Testa di medusa» (1601-1602 c.a.)
Celebri ritratti quali il «Ragazzo morso da un ramarro», dove una luce soffusa e chiara stempera la drammaticità della smorfia di dolore del giovane; nature morte dai colori vivaci e solari, come nella celebre «Canestra di frutta» del 1600 circa (Pinacoteca Ambrosiana, Milano), opera giovanile ma che già si pone in modo innovativo nei riguardi della tradizione fiamminga.
Non più il minuzioso pedinamento di petali, foglie e fiori, ma un naturalismo che fa del colore e della luce il tracciato espressivo verso un nuovo modo di raccontare la natura.
«Il Sacro scende tra il popolo»
Con i cicli di San Luigi de' Francesi e Santa Maria del Popolo, il Sacro entra a far parte dell'iconografia caravaggesca. La raffigurazione naturalistica si carica di tensione espressiva, ed ogni racconto è catturato in una sorte di acme espressivo. Le ombre si offuscano, lottando con luci che irrompono violentemente. I bagliori esaltano dettagli e significati, mentre il Sacro scende nelle strade. Opere drammatiche, martìri e dolore che emergono da fondali quasi neri, come nella «Flagellazione» del 1607 (Museo di Capodimonte, Napoli).
Santi e contadini dalle mani callose, volti segnati dalla fatica, umili donne attorno a un Cristo pensoso e lontano, che ritroviamo nella «Cena di Emmaus» del 1606, o nella tenerezza della giovane Vergine col bambino del «Riposo nella fuga in Egitto» del 1599 c.a ( Galleria Doria Pamphilj, Roma)
«Gli Angeli della rivelazione»
Gli Angeli dipinti da Caravaggio sono portatori di luce e di salvezza. A cominciare dall'Angelo musicante ritratto di schiena, che allieta il «Riposo nella fuga in Egitto», al quale idealmente è affidata l'apertura della teoria di tappeti che compongono l'Infiorata.
O l' affascinante angelo barocco, raffigurato con le vesti scomposte in volute di veli, nel «San Matteo e l'Angelo» del 1602 ( «Vocazione di San Matteo» San Luigi de' Francesi, Roma)
Angeli sublimi e tremendi patimenti, nella concretezza di una narrazione che non lascia scampo e nel contempo sospesa e rarefatta, in un continuo altalenare tra il buio dolore e la dirompente luce dell'estasi, attendendo la rivelazione e la grazia salvifica della bellezza e dell'amor divino.
Gli Intermezzi musicali «I dettagli:messaggeri di luce»
Un tema, quello dei dettagli, al quale Caravaggio riserverà sempre un posto d'onore. Dettagli che emergono dalla luce, lembi di tovaglie di candido lino, frammenti di pane, decori di un elmo visto in penombra, delicate perle cadute sul pavimento, ai piedi di una «Maddalena» di straordinaria compostezza e malinconicità (1599 c.a. Galleria Doria Pamphilj, Roma)
Dettagli che si fanno racconto nel racconto; così gli spartiti musicali, il violino, o lo stesso liuto dell'opera «Ragazzo che suona il liuto» dell'Ermitage di Leningrado, assunti quale tematica per i tre Intermezzi musicali che contrappuntano i 12 Quadri infiorati..
Un omaggio alla forza espressiva e spirituale della musica, così presente nell'iconografia caravaggesca, permeata di atmosfere colte e sacre: musica delle sfere celesti platoniane, madrigale d'amore, tra Cantico dei Cantici, poesia del Tasso e le struggenti melodie di un Orlando di Lasso o del Principe dei musici, Gesualdo da Venosa.
CARAVAGGIO E I CARAVAGGESCHI
« Omaggio a Carlo Maratta» (1625-1713)
Con il termine Caravaggeschi si definisce una lunga teoria di artisti, italiani ed europei, che aderirono rigorosamente allo stile innovativo del maestro lombardo.
Tra essi spiccano le figure di Orazio ed Artemisia Gentileschi, ma anche di artisti non di stretta osservanza quali Mattia Preti e Luca Giordano, o Giuseppe de Ribera, protagonista della pittura barocca napoletana, fino a Velasquez, l'olandese Rembrandt o il francese La Tour.
In Italia l'influenza caravaggesca si protrarrà fino alla fine del ‘600 anche se, successivamente, alcuni esponenti della Scuola romana, creatasi attorno alla pittura dei fratelli Carracci, mostreranno chiare influenze di matrice caravaggesca.
E' il caso del pittore Carlo Maratta, al quale l'Infiorata di Genzano rende un particolare omaggio, celebrando la presenza dell'artista a Genzano negli ultimi anni di vita, dove visse con la figlia Faustina, in quel Casino Maratta, che ancora si affaccia su via Livia.
Raggiunta Roma, città alla quale affidò gran parte della sua vasta produzione artistica, diede vita a quell'Accademia romana che, dalla seconda metà del seicento, impose un indirizzo classicheggiante alla cultura ed all'arte del tempo.
Ritrattista eccellente, ma anche scenografo e decoratore, come testimoniano gli affreschi monocromi eseguiti in Vaticano nella Stanza di Eliodoro, verso il 1670
Carlo Maratta e la bellissima figlia Faustina, colta poetessa e pittrice che, nel breve soggiorno genzanese, animò lo studio del padre con un cenacolo di artisti e letterati dell'Arcadia romana.
Donna di grande fascino e finezza intellettuale, violata purtroppo dal rapimento voluto dal Duca Giangiorgio Cesarini, invaghitosi di tanta grazia e beltà,
L' accadimento drammatico, al quale Faustina riuscì però a sfuggire, l'onta del processo e la vergogna, costrinsero Carlo Maratta ad abbandonare Genzano nel 1710 e a ritornare con la figlia a Roma, dove la morte lo raggiunse nel 1713.
Due le opere di Carlo Maratta scelte per rappresentarlo sulle Scalette, i gradoni che salendo verso la Chiesa della Cima, passano sotto le finestre del palazzetto barocco progettato dallo stesso artista: l'«Autoritratto» che lo raffigura al cavalletto, e l'intenso ritratto della figlia Faustina nel quadro allegorico «La Pittura», del 1698 c.a. conservato nella Galleria Corsini di Roma.
Il Direttore Artistico
Susanna Rossi Esser
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