Ven, 29 ago 2008 ore 07:26 

La storia

Genzano nuova



Nel 1643 Giuliano II Cesarini decise di incaricare Ludovico Gregorini ad aggiungere al borgo antico una nuova città “in più speciosa forma”. L’intervento fu di dimensioni cospicue, dato che ci troviamo dinanzi ad una “urbanizzazione” completa che intende trasferire il discorso culturale promosso a Roma da Papa Sisto V ad un ambito geografico extra metropolitano “un’amena e polita città a destra e a sinistra della nuova strada in luogo di Genzano vecchio e cadente” (Nibby, Analisi storico-topografica antiquaria della Carta de’ Dintorni di Roma).
Nel progetto del Gregorini è evidente la volontà, di “spartire secondo triangoli” l’area, al fine di servirla nel modo migliore con una rete di strade.
Genzano è l’unico esempio, nell’area dei Colli Albani, di un sistema di “triangolazioni” basato solo su un rapporto biunivoco tra assi stradali (le tre olmate) e “fuochi” edificati (il Convento dei Cappuccini legato all’asse superiore; il Palazzo Sforza-Cesarini a quello di mezzo della Catena; le piazze 4 Novembre Frasconi all’inferiore) sul quale si innesta una “tridentatura”.
Restano alcune questioni da notare: la diversità dei due tridenti che compongono la geometria del piano.
Regolare il primo, con assi equidistanti e angoli rispettivamente di 38° e 32°, centrato sulla facciata di Palazzo Cesarini. Cronologicamente anteriore, sorge in luogo inedificato, pone immediatamente la questione della centralità del palazzo stesso; la risposta più plausibile è un allineamento virtuale tra palazzo Cesarini e il Santuario di Galloro sulla via Appia.
Il secondo braccio del tridente sarebbe ottenuto dall’allineamento del Convento dei Cappuccini con il rilievo naturale di Collepardo.
Il terzo braccio senza fuochi di riferimento sarebbe il risultato della semplice costruzione geometrica per simmetria. Il secondo tridente, irregolare, si imposta a partire da un braccio laterale, la via Livia, con una tipica operazione di urbanizzazione ottenuta traguardando lungo un asse ottico fra due facciate: S. Maria della Cima e S. Sebastiano.
Se è chiaro il tracciato del braccio opposto tra il Convento dei Cappuccini e Monte Due Torri, non altrettanto spiegabile è l’asimmetria dell’asse mediano, cioè via Sforza.
Per portare a termine il piano di Giuliano II, il nipote Giuliano III e successivamente Donna Livia misero a disposizione di “chiunque voglia costruirsi la casa fuori del castello dei terreni, con la condizione che siano seguite le istruzioni dell’architetto Ludovico Gregorini, che dovrà presiedere alle nuove fabbriche affinché siano ben ordinate e ben costruite”.
Completato questo grande disegno urbanistico, nel 1708 circa, le due vie principali presero il nome di Strada Livia, in onore di Donna Livia Cesarini, e di strada Sforza, in onore del marito Federico II Sforza.