Ven, 29 ago 2008 ore 07:33 

Passeggiando in città

Le fontane



Collegata alla soluzione del problema idrico risultò la sistemazione delle strade e dell’arredo urbano ideato dall’architetto-idraulico Virginio Bracci (1737 – 1815), figlio di quel Pietro Bracci che scolpì la Fontana di Trevi a Roma (1762).
La fontana a colonna fronteggiante Piazza T. Frasconi è situata in piazza IV Novembre, già S. Sebastiano, dal 1836, al tempo di Papa Gregorio XVI (1831 – 1846).
In origine fu eretta nel 1776, sul sito dove quattro anni dopo verrà aperta la strada Corriera (o della Posta) Roma-Napoli, e che poi accresciutosi il traffico ed ostacolando la sede stradale “sbarrando la via al passante”, fu spostata nella sede attuale.
Al 1836 risalirebbe dunque l’apposizione dello stemma di Gregorio XVI sulla stessa, come pure la sostituzione del basamento da triangolare a esagonale.
La fontana è costituita da una grande vasca circolare di travertino, scorniciata verso l’esterno.
Al centro s’innalza, da una finta scogliera, il basamento esagonale. Su tre lati del basamento sono collocati i tre stemmi papali, da riferirsi a Clemente XIII (1758 – 1769), Clemente XIV (1769 – 1774) e Gregorio XVI (1831 – 1846).

Contestualmente ai lavori per le condutture dei nuovi acquedotti (1774 – 1778), e in particolare nel 1777, furono costruite, sulla strada Livia, sempre su disegno del Bracci, le due fontane “clementine”, sormontate dalle edicole, dedicate ai pontefici che vollero il sistema idrico usufruendo delle acque provenienti dalle vicine zone nemorensi: Clemente XIII e Clemente XIV.
La fontana a destra rispetto a S. Maria della Cima, come quella a sinistra, presenta un bacino a forma di sarcofago con due anelli sulla facciata, un rilievo raffigurante girali, grappoli d’uva e un mascherone bacchico con volto giovanile nella fontana di sinistra e anziano nella fontana di destra.
Alle spalle s’alza una edicola al cui interno fu, più tardi, collocata una scritta dedicatoria a Clemente XIV e Clemente XIII.
Sulle edicole, chiuse da cornici triangolari, svetta lo stemma marmoreo dei rispettivi pontefici a cui è dedicata la fontana, mentre risulta non terminata, sul retro delle stesse, l’indicazione scolpita dello stemma di Genzano, di cui rimane l’incavo che ornava e guardava allo spazio rivolto verso la chiesa.

L’ultima fontana, posta sulla sommità di via Sforza (attuale via B. Buozzi) – ne esistevano anche altre nelle piazze dell’Osteria e del Macello – è quella in marmo e peperino (lapis albanus) che venne costruita nel 1809 da un tal Giuseppe Pasini capo Mastro Muratore.