Sab, 04 feb 2012 ore 21:00 

Passeggiando in città

I tridenti

IL TRIDENTE EDIFICATO: VIA LIVIA, VIA SFORZA, VIA GARIBALDI



Dal 1661 Giovanni Jacobini Agrimensore nonché Maestro Priore e misuratore di catena alla Romana -–come amava firmarsi – sarà il nuovo podestà del borgo contante 600 anime.
Di costui Oreste Raggi nel 1844 dirà: “…io ho letto in un libro di ricordi, che manoscritto si conservava – oggi non più – in casa dei signori Jacobini, come questa nuova strada (Livia) fosse immaginata e disegnata da un Giovanni Jacobini geometra…”
Il 27 luglio 1675, l’Ill.mo et Ecc.mo Duca Filippo Cesarini, succeduto al fratello Giuliano (morto nel 1665), si offre di completare la chiesa di S. Sebastiano (una volta sul sito dell’attuale piazza T. Frasconi), ma alla condizione che la comunità di Genzano realizzi una strada che congiunga la stessa chiesa con quella di S. Maria della Cima.
A tal fine ordina il taglio di 91 alberi ricadenti nella vigna di un tal Valerio Palmerino. Nonostante ciò, a distanza di anni, la strada non era ancora stata completata.
Dopo la morte di Filippo Cesarini avvenuta nel 1685, e verosimilmente nello stesso anno, la duchessa Livia ordinò l’apertura definitiva della strada che “dalla Chiesa Parocchiale direttamente conducesse all’altra di S. Sebastiano, concedendo i rispettivi siti lungo la medesima a chiunque ne faceva istanza per erigervi nuove abitazioni”.
Alle costruzioni che andavano realizzandosi sovrintese l’architetto dei Cesarini Tommaso Mattei (1648 – 1726), per garantire coerenza di proporzioni e di linguaggio architettonico alla spaziosa strada, magnificata annualmente dalla celebre Infiorata. Alle spalle della fontana clementina di destra, guardando la chiesa di S. Maria della Cima, si trova l’interessante casino Maratti, fatto costruire “per diporto” probabilmente su disegno dello stesso Carlo Maratti (1625 – 1713) che, come racconta il Bellori, suo biografo, effettuò nel salone un ciclo di decorazioni a carbone intorno al 1702 – 1703.
Tali decorazioni, oggi non più esistenti, non vennero terminate dal Maratti, che abbandonò Genzano dopo il fallito tentativo di rapimento della bellissima figlia Faustina da parte di Giangiorgio, figlio di Livia Cesarini. Tale avvenimento provocò un grande scalpore a Roma ed onta per la famiglia dell’aggressore. Da quel momento il pittore non fece più ritorno nella terra dei Cesarini.
L’abate Nicola Ratti scrisse nel 1797 che essendosi popolata in così breve tempo la Via Livia, si aprì una nuova strada nel 1708, contigua alla precedente, che dal piano del paese poco distante dalla predetta Chiesa di S. Sebastiano và ad intersecare lo Stradone di mezzo. Per la precisione essa venne tracciata tre anni prima della data indicata dal Ratti, e completata solo nel 1725.
In questo caso l’architetto incaricato alla supervisione delle costruzioni fu Ludovico Gregorini (1661 – 1723), che in seguito realizzò anche la facciata del palazzo ducale.
“Il Duca Federico aveva lasciato l’onore, e il merito di Strada Livia alla sua consorte; questa volle che il suo marito avesse tutto per sé quello di Strada Sforza, così chiamata dal cognome di sua famiglia; e però in di lui nome sono tutte le concessioni del suolo accordato per fabbricare in essa, come in nome della Duchessa sono le spettanti alla Livia”.
Così i Cesarini, pianificando la crescita della nuova città esternamente al vecchio borgo medievale, realizzarono il secondo sistema di tridenti, che faceva perno sulla preesistente chiesa di S. Sebastiano e che congiunge idealmente il polo religioso di S. Maria della Cima, asse mediano delle olmate, mentre il terzo ed ultimo asse, verso la chiesa dei Cappuccini, già esisteva in quanto coincidente con il braccio trasversale delle olmate del 1643. Il Sistema geometrico spaziale barocco che connota in modo così singolare questa città fu in questo modo completato e agì da struttura reticolare di base per i successivi incrementi edilizi.