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Comune di Genzano di Roma

I Palazzi

Palazzo comunale

Via Belardi
Il Palazzo comunale, ex palazzo Amerani si trova sull’arteria storica di Genzano, la Via Livia, ovvero la strada dell’Infiorata. Di proprietà della storica famiglia Armerani, venne ceduto all’amministrazione nel 1843 da Giovanni Amerani, incisore della zecca pontificia dal 1801 al 1843, anno della morte.
Il Palazzo fu restaurato dall’architetto comunale Luigi Agostini, che progettò anche il Cimitero di Genzano, poi realizzato da Enrico Gui. Fu ultimato nel 1843 e il 2 ottobre dello stesso anno papa Gregorio XVI (1831-1846) diede la benedizione dal balcone dell’edificio.
Un po’ di storia
XVIII Nucleo originario di proprietà della famiglia Amerani
1844 Inaugurazione della nuova sede comunale
1994-96 Ristrutturazione dell’immobile: furono sostituiti i solai originali con altri in legno lamellare, rifatto del tetto, sostituiti gli infissi, l’intonaco e tutti gli impianti

Palazzo Dave

Corso Vecchio
metà XVII sec.
Secondo la tradizione popolare, Palazzo Dave fu la sede comunale prima del suo trasferimento a Palazzo Meta e, infine, all’attuale Palazzo Comunale sito in via Livia, oggi via Belardi.
Il Palazzo Dave, di dimensioni molto più ampie e di ricercatezza accurata rispetto al circostante contesto, è un interessante esempio di trasformazione edilizia seicentesca di una precedente cellula medievale. La sua posizione è centrale rispetto al Borgo medievale e, anche se oggi sono molto visibili i segni del tempo, resta un fascino antico da riscoprire. Nel 1600 doveva essere un palazzo molto importante, il cui proprietario era tale Antonius Davius, tradotto dal latino Antonio Dave (da cui il termine di Palazzo Dave). Questo nome è inciso nel marmo sul portone d’ingresso e, in base all’interpretazione che si prediligie, Davius Professor (o Protonotarius, o Presbyter) Leodiensis Curialis Romanus, si può dedurre che Palazzo Dave sia stato costruito tra il 1624 (membro della curia romana e scrittore delle lettere apostoliche) e la fine degli anni ’50 (Protonotario Apostolico). Di Antonio Dave si sa che nel 1624 era scrittore delle lettere apostoliche e membro della curia romana, mentre nel 1650 è tra i professori della Facoltà teologica di Lovanio. Prima del 1657 fu nominato Protonotario Apostolico.
Il palazzetto si trova all’interno del Borgo medievale, lungo Via del Corso Vecchio, alle spalle della mole del Palazzo Sfoza Cesarini. Ha la particolarità di essere accessibile anche dal retro, attraverso uno stretto vicolo da Via dei Cesarini, il quale trovandosi ad una quota notevolmente più alta rispetto al fronte principale, immette direttamente al livello del secondo piano.
Palazzo Dave è oggi una residenza privata che gode di un vasto panorama sul lago di Nemi.

Casino Maratti

Tra via Belardi e via Battisti
A cavallo del 1690, ristrutturato nel 1823
Costruito per volere del noto artista Carlo Maratti (1625-1713), da cui prende il nome, Casino Maratti è famoso soprattutto per il ciclo di decorazioni al suo interno, oggi non più esistenti. Casino Maratti è collocato sulla cosiddetta costa Maratti (dai catasti del ‘700 di Genzano), nel tratto terminale Via Italo Belardi.
I Cesarini, dopo l’apertura del nuovo stradone di San Sebastiano (poi via Livia e oggi via Belardi), stabilirono di concedere gratuitamente i terreni confinanti a patto che fossero rispettati le disposizioni dell’architetto incaricato dalla nobile famiglia. Casino Maratti è stato presumibilmente costruito dall’amico del Maratti, Tommaso Mattei, all’epoca già a servizio dei Cesarini.
Come per le altre costruzioni di Via Livia, anche il Casino Maratti ha una struttura architettonica pensata a vantaggio di una coralità complessiva del linguaggio del contesto urbano. Coralità voluta e pianificata dai Cesarini e tecnicamente gestita dagli architetti nominati a tale scopo, capace di rappresentare una comune sensibilità culturale pur nella varietà dei temi architettonici e spaziali che la situazione urbana propone.

Casino Gomez

Piazza IV Novembre
inizio XVIII sec
Il Casino Gomez si trova in un sito che dall’epoca barocca ad oggi ha assunto e consolidato i caratteri di principale centralità della vita urbana, la piazza IV Novembre-piazza T. Frasconi. Il Casino Gomez è vincolato dallo Stato come bene di notevole interesse storico-artistico insieme al Palazzo Sforza Cesarini e alle Antiche Carceri Baronali.
Il “casino de’ SS.ri Gomez” costituisce, nel principale luogo centrale della città, una presenza architettonica di un certo rilievo per i valori specifici che esso esprime. Si trovava, fino all’inizio del nostro secolo, tra la Chiesa della SS. Trinità e quella di chiesa di S. Sebastiano, poi demolita nel 1916 per far posto all’attuale Piazza T. Frasconi; in quella circostanza l’edificio scopre il fianco su questo invaso urbano, costituendone una quinta architettonicamente non risolta, anche a causa delle numerose alterazioni introdotte nel corso del tempo.
La costruzione del Casino Gomez ricade in un momento dell’evoluzione della città in cui andava maturando l’idea di aprire la seconda strada dopo Via Livia, ben presto saturatasi di nuove fabbriche. I conti Gomez Homen pagavano l’affitto ai Cesarini per altre proprietà situate nel territorio di Genzano ed avevano la loro residenza in un bel palazzetto su Via della Croce a Roma, costruito intorno al 1678 su disegno di Giovanni Antonio de Rossi (1616-1695). Quella di Genzano era una casa “destinata a mera delizia” e risulta essere stata costruita agli inizi del XVIII sec. Si sa anche che gli eredi di Simone Gomez (Homannianis heredibus) daranno alle stampe nel 1745 il “Patrimonio di S. Pietro …”, già pubblicato nel 1696 da Domenico De Rossi e descritto da Giacomo Filippo Ameti (F. Dionisi, 1978, p. 35).
I caratteri architettonici dell’edificio hanno una spiccata individualità. Il volume è articolato secondo una struttura piramidale, con un restringimento progressivo verso l’alto. Il piano basamentale si estende ai lati, per guadagnare uno spazio al suolo ed annunciare sulla scena urbana la destinazione semirurale del fabbricato. Il casino disponeva di una vigna sul retro ed i piani terra erano interamente destinati a tinelli. Anche la conformazione planimetrica ad U, con le ali protese verso la campagna retrostante ed il mare, richiama i modelli storici legati all’idea della villa romana suburbana.
Il fronte principale è scandito per settori da un ordine gigante di paraste, impostate su un piano basamentale contrassegnato da un’alta fascia marcapiano e coronato dal canonico cornicione dal profilo a guscio. Le campate esterne definiscono campi prossimi al quadrato, i cui estremi sono marcati dalle bucature delle finestre. La campata mediana, più stretta, lascia campeggiare il motivo centrale, rappresentato dalla finestra del primo piano con volutelle in stucco e dal sovrastante balconcino trilobato.

Palazzo Jacobini

Via Bruno Buozzi (già Via Sforza)
epoca di costruzione: 1707
Il Palazzo Jacobini è situato quasi al sommo della Via Sforza (attuale Via Buozzi) lungo la fiancata edilizia alla sinistra rispetto la fontana monumentale del Bracci posta a valle della via. Alla nobile facciata principale, prospiciente il tracciato stradale, corrisponde quella di aspetto più contenuto e localmente alterata da superfetazioni edilizie, posta sul retro, affacciata sull’originaria vigna ed ormai satura di costruzioni recenti.
Dalla documentazione d’archivio risultano degli atti relativi ad una “concessione” del 1707, rilasciata dal duca Federico Sforza a Christofaro Jacobini (1650-1715), fratello di Giovanni (1648-1724), governatore di Genzano di Roma. La concessione (o patente) era l’atto attraverso il quale il duca rilasciava il permesso di fabbricare a chi ne faceva richiesta, su lotti assegnati gratuitamente a condizione che si seguissero le indicazioni dell’architetto preposto al controllo urbanistico ed edilizio dei fronti urbani.
Gli Jacobini, oriundi di Parma, s’erano stabiliti a Genzano intorno agli anni ’30 del’600 ed approfittarono delle elargizioni di terreno edificabile promosse dai Cesarini già dai tempi di Giuliano (1618 – 1665). Dell’illustre casata Giovanni ne fu un membro tra i più noti, avendo ricoperto non solo la carica di Governatore di Genzano per molti anni, ma anche per avere direttamente partecipato, in qualità di tecnico-agrimensore, al tracciamento dei nuovi rettifili di espansione urbana di via Livia e via Sforza.
La facciata è fasciata dalle cornici marcadavanzale e articolato dalla sola sequenza delle bucature, con la locale enfasi attribuita al partito centrale del portale d’ingresso con il soprastante balconcino. Il casto impaginato architettonico è fatto vibrare dalle raffinate decorazioni in stucco delle soprafinestre.
L’architetto è molto probabilmente Ludovico Gregorini (1661-1723), autore della facciata del Palazzo Sforza Cesarini. Questi era, infatti, il coordinatore della realizzazione dei fabbricati su Via Sforza per conto della Famiglia Sforza Cesarini.
Notevoli i danni subiti a seguito delle occupazioni degli sfollati nel secondo dopo guerra, dalle quali scampò l’appartamento originariamente di Giovanni Jacobini (1648-1724), anche governatore di Genzano, che però venne frazionato e alterato nella sua consistenza immobiliare originaria. Al ripristino di quest’ultima ha provveduto l’attuale proprietario, discendente in linea diretta dal ramo di Giovanni Jacobini, al quale si deve il restauro e la reintegrazione degli arredi interni e, soprattutto, il recupero di alcuni solai a cassettoni lignei adornati da rosoni. Gli ambienti di questo appartamento sono stati arricchiti negli ultimi anni da numerose opere d’arte di pregio, tra le quali vanno annoverati un busto di Pio IX di Pietro Tenerani (1789-1869) e ritratti di esponenti della famiglia Jacobini dipinti da Erulo Eruli.

Le Antiche Carceri

Via Nazario Sauro
Il carcere baronale di Genzano, alle porte di Roma, fu edificato nel 1732, per volere dei duchi Sforza Cesarini e fu attivo fino al 1963.
L’edificio delle Ex Carceri Baronali di Genzano è stato dichiarato di interesse Culturale Nazionale con decreto della Direzione Regionale dei Beni Culturali del Lazio nel 2004, dopo un anno di istruttoria. Il restauro è consistito in un’accurata opera di conservazione e recupero della complessità delle componenti del fabbricato, quanto a strutture di copertura e superfici architettoniche esterne. Lo spirito di questo restauro è stato orientato alla conservazione dei valori materiali e formali del monumento. In tal modo l’edificio, seppur restaurato, appare allo stato attuale un monumento che racconta i propri trascorsi storici.
appare allo stato attuale un monumento che racconta i propri trascorsi storici.
Oltre alla carcerazione, una delle pratiche contemplate nell’amministrazione della giustizia, da parte dei signori del luogo, era l’impiccagione pubblica. A Genzano una esecuzione per impiccaggione risale al Febbraio del 1772, nella piazza antistante la chiesa di San Sebastiano. La vittima è Ciriaco Musacchi, originario di Ururi (Abruzzo), probabilmente condannato per omicidio.
Un’altra esecuzione certa risale al 1829, per mano di Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta (Senigallia, 6 marzo 1779 – Roma, 18 giugno 1869), e noto anche come “er Boja de Roma”. Questi fu un celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio. La vittima fu il nemese “Filippo di Pietro Cavaterra, “decapitato” in Genzano li 13 luglio 1829, per avere ucciso il zio”, come risulta dalle ANNOTAZIONI delle memorie redatte dal Bugatti stesso al n.272, il quale aveva l’abitudine di registrare le esecuzioni compiute. Genzano, così come diversi Comuni del Lazio, disponeva di proprie strutture carcerarie, che permettevano ai suoi signori di evitare di trasferire i condannati nelle galere di Civitavecchia, dove passavano sotto la gestione diretta dello stato pontificio. Precedentemente a questo edificio esistevano altra strutture carcerarie. Già lo statuto del 1564 parlava di due luoghi di prigionia precedenti le ex carceri (alcune stanze di Palazzo Sforza-Cesarini ed il carcere Da Basso).
Nel 1707 aprì il primo vero carcere a Genzano, sito all’interno della torre medioevale affacciata sul lago. La struttura, però, a seguito di alcuni lavori di ampliamento, già nel 1718 veniva segnalata come pericolante, per essere poi definitivamente abbandonata nel 1732, a favore del palazzo baronale che ospitò le carceri genzanesi dal 1732 al 1963.
Oggi l’edificio ospita un ristorante che nel nome ricorda la sua destinazione storica.