Senza fissa dimora

La residenza delle persone senza fissa dimora è regolata dall’art.2, c.3, della L. n.1228/1954, così come modificato dall’art.3, c.38, della legge n.94/2009, e secondo le disposizioni dettate dal Ministero degli Interni con Circolare n.19 del 17/09/2009.

Chi finisce per strada e, quindi, si ritrova ad essere senza la dimora abituale ove fissare la propria residenza  deve affrontare, oltre a problemi di natura economica e pratica, una serie di privazioni dal punto di vista normativo.
La mancanza di un indirizzo stabile ove iscrivere la propria residenza comporta la perdita della residenza stessa. E questo significa perdere anche una serie di diritti legati dalla legge alla residenza di un cittadino: il diritto alla salute (chi è senza fissa dimora può ricevere prestazioni solo dal Pronto soccorso), il diritto a rinnovare la  carta d’identità o ad aprire una partita Iva, il diritto alle prestazioni previdenziali. Infine, essere senza residenza comporta anche perdere il diritto al voto. 
Coloro che dimorano in maniera non occasionale sul territorio nazionale debbono essere iscritti in anagrafe. Questo principio risponde ad una duplice finalità:

  • garantire il diritto all'iscrizione anagrafica di tutti i cittadini;
  • assolvere all'interesse pubblico alla registrazione di tutta la popolazione stabilmente presente sul territorio nazionale

Chi finisce per strada può iscriversi all'anagrafe anche con un domicilio fittizio o virtuale. A patto che sia reperibile.

Il diritto alla residenza fittizia o virtuale

Per risolvere ogni problema quindi è possibile ottenere una residenza anagrafica vincolata al possesso di un domicilio, cioè di un posto dove si vive in maniera stabile ma che non deve per forza essere un’abitazione: può trattarsi, infatti, di una stazione ferroviaria, della famosa panchina del giardino pubblico (non una qualsiasi ma proprio quella panchina), una grotta, un garage, una cantina, un esercizio pubblico che si frequenta abitualmente. 
Questo perché la natura del posto in cui si vive non può essere un impedimento per l’iscrizione all'anagrafe di un Comune. Tale ufficio, infatti, deve limitarsi a registrare la presenza stabile di una persona sul territorio comunale, anche se si trova ad essere senza fissa dimora.
Il diretto interessato può iscriversi con una residenza fittizia o virtuale utilizzando un indirizzo inesistente cioè dichiarando di abitare in una via che, in realtà,  non esiste, ma che il Comune ha determinato, per collocare le persone senza fissa dimora che chiedono l’iscrizione anagrafica.

Mancando l’elemento oggettivo del legame stabile con il territorio, ai fini dell’iscrizione anagrafica della persona senza fissa dimora, si deve far riferimento al luogo dove l’interessato ha fissato il proprio domicilio equiparando, in via del tutto eccezionale, il “domicilio” alla “dimora abituale”.

Antecedentemente all'entrata in vigore della Legge 15.07.2009, n. 94 era sufficiente la manifestazione di volontà dell’interessato per eleggere domicilio, e quindi richiedere l’iscrizione anagrafica, presso il Comune che egli individuava come il luogo centro dei suoi interessi. 
Con il riformato art. 2 della legge anagrafica è stato istituito il registro nazionale delle persone senza fissa dimora e sono cambiate sostanzialmente le modalità di iscrizione. In pratica non è più sufficiente la “semplice” dichiarazione di elezione di domicilio, ma l’interessato dovrà anche indicare gli elementi necessari ad accertare l’effettiva sussistenza del domicilio
Ai fini dell’accertamento del domicilio andranno valutate caso per caso le situazioni personali del soggetto nonché quelle patrimoniali, sociali, esistenziali e relazionali. 
Con la Circolare n. 19 del 7 settembre 2009, il Ministero dell’Interno ha chiarito che l’art. 3 comma 38 della legge n. 94/2009, deve essere interpretato nel senso che le persone senza fissa dimora, iscritte in anagrafe presso un domicilio, devono essere reperibili. Il domicilio, per poter essere tale, necessita sempre e comunque dell’esistenza di un immobile o comunque di un luogo fisico in cui essere ubicato. 
L’ufficiale d’anagrafe potrà in ogni caso acquisire prove documentali e dichiarazioni di parte, che potranno risultare ugualmente idonee a dimostrare la sussistenza del domicilio. Sarà comunque necessario il consenso dei titolari del recapito. 
La persona potrebbe avere anche più di un domicilio, per cui, in questo caso, la scelta di individuare quello “principale” non può che spettare all'interessato. 
Nel caso in cui l’interessato non sia in grado di fornire gli elementi necessari ad accertare il domicilio, o questo risultasse non esistente, la richiesta verrà rigettata e verranno attivate le procedure previste dall'art. 18 bis del d.P.R. 223/1989, e degli artt. 75 e 76 del d.P.R. 445/2000. 
In mancanza di una dimora abituale e di una domiciliazione, potrà provvedere all'iscrizione anagrafica il comune di nascita, oppure se la persona è nata all'estero, quello di nascita del padre o della madre. In tale caso resta comunque imprescindibile la necessità di dimostrare la presenza non occasionale sul territorio nazionale. 
Presso il Ministero dell’Interno esiste un apposito registro in cui vengono inserite tutte le persone che risultano senza fissa dimora. 
Per ottenere ulteriori informazioni e procedere all'iscrizione  nel registro dei Senza fissa dimora è necessario presentarsi, previo appuntamento, allo sportello delle residenze sito nella sede del comune di Genzano di Roma in via Italo Belardi, 81 muniti di un documento di riconoscimento.

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